Ripercorriamo la storia della CTP (Compagnia Trasporti Pubblici) di Napoli, che attraversava anche il territorio di Casoria.
Con i suoi mezzi di un pittoresco colore arancione, talvolta vetusti e sgangherati, la CTP (Compagnia Trasporti Pubblici) di Napoli tra gli anni 70 e i primi 2000 ha trasportato tanti di noi tra la provincia di Napoli e Caserta.
Certo, le attese alla fermata erano quasi sempre snervanti, con molti che perfino rinunciavano a una commissione o una passeggiata dopo una tanto lunga, quanto inutile, speranza che quel pullman passasse.
Quanti passeggeri poi facevano “i portoghesi“, viaggiando aggratis senza fare il biglietto. Fomentati da un obliteratrice perennemente guasta e dall’assenza dei controllori. I quali, quando poi apparivano con le loro camicie blu, avevano quasi la sembianza dei gendarmi della Gestapo.
E di lì si scatenavano scene da commedie di Eduardo, con i passeggeri in difetto che se ne inventavano di ogni pur di giustificare il mancato possesso del biglietto. Poi c’era chi, munito di penna, lo timbrava a mano solo se eventualmente i controllori “salivano” sul mezzo.
Nel suo periodo Prime, CTP vantava una rete servita da 65 autolinee e dalla linea filoviaria M13, gestita con autobus. Possedeva un parco di circa 370 autobus e di 13 filobus, con 3 depositi e la sede principale ad Arzano.
La cattiva gestione della società, l’inciviltà di chi non voleva pagare il servizio e la maggiore focalizzazione sul trasporto su ferro anziché su gomma, ha decretato la fine della CTP.
Ripercorriamo la storia di CTP e il suo rapporto con Casoria. Che un po’ ricorda, con le dovute proporzioni, quella di Alitalia.
CTP e Casoria
Quanti di noi, abbiamo sbagliato fermata? O, per esempio, non abbiamo notato che sull’autobus vi fosse una R anziché una N sulla linea A3 e siamo catapultati nel fantastico mondo delle Salicelle, presi dalla disperazione quando vedevamo il mezzo imboccare la strada extraurbana. Ma ormai era troppo tardi.
Stessa cosa accadeva per il C2R, che portava da Napoli a Caivano via autostrada. Senza passare dal Via, come il gioco dell’Oca. Lì pure finiva in una zona poco piacevole, il Parco Verde. E ti sentivi come Ken il guerriero tra i brutti ceffi delle macerie post-apocalittiche.
Cosa dire poi dei drogati che salivano sul mezzo a mo’ di zombie di The Walking dead per guadagnare gli ultimi posti e godersi l’evasione artificiale e dannosa che la droga gli offriva. Oppure, i venditori ambulanti, soprattutto di colore, con la loro merce che occupava tanto spazio e impediva il passaggio.
Indimenticabili poi i cattivi odori che impestavano il mezzo, specie col caldo. Certo, non vi erano ancora le temperature che patiamo oggi, ma da giugno a settembre erano sovente sopra i 30 gradi e facevano sì che le ascelle e altre parti del corpo impazzassero.
Sul territorio di Casoria vi passavano il C1N, il C2N, l’A3N, l’A72. Ma potevano risultare utili altre linee che lambivano il nostro Comune, facendo sì che, con un piccolo sacrificio camminando a piedi, vi si potesse comunque arrivare finalmente a casa o sul luogo di destinazione. Si pensi all‘M22 o al T31 .
Un posto strategico dove posizionarsi era la fermata di via Taverna rossa, dove oggi sorge l’Emicenter e giace il cadavere del Centro commerciale “Al Centro“. poiché vi passavano tutti e tre i pullman. Dunque si avevano più alternative valide.
La storia della CTP
La storia della CTP risale alla metà anni ’50 del secolo scorso quando, la giunta comunale e la giunta provinciale di Napoli vollero realizzare una linea tranviaria propria e moderna che abbracciasse tutto l’hinterland partenopeo. In quegli anni in grande espansione.
L’operazione fu possibile anche perché, politicamente, le due istituzioni parlavano la stessa “lingua” politica: nella giunta comunale di Napoli la maggioranza era posseduta dal Partito Monarchico Popolare, il quale faceva anche parte della maggioranza che guidava la giunta provinciale partenopea. Ricordiamo che il padre padrone del partito era l’armatore Achille Lauro, pittoresco personaggio che investì molto anche nel calcio Napoli.
I trasporti all’epoca erano gestiti dalla società belga Société Anonyme des Tramways Provinciaux, fondata nel 1884, che gestiva anche le linee tranviarie Napoli-Aversa/Giugliano, Aversa-Albanova, Napoli-Frattamaggiore e Napoli-Caivano. Nel 1957 il Comune acquisì quindi gli impianti e il materiale rotabile della SATP. Nasce la società per azioni Tramvie Provinciali di Napoli (TPN).
Il servizio si estende ulteriormente, acquisendo società private, come ad Alife. Nel 1978 a seguito della liquidazione della Spa, nasce il Consorzio Trasporti Pubblici di Napoli (CTP), al 50% tra il comune e la provincia di Napoli.
Se nel 1986 viene sganciata la ferrovia Alifana, otto anni dopo la società cambia ancora, entrando a far parte del Consorzio UnicoCampania, gestito dalla Regione. Da qui in avanti la situazione della CTP precipita lentamente verso il baratro.
La crisi e il fallimento
La società è sempre più indebitata, complice una cattiva gestione degli anni precedenti mai raddrizzata e la lottizzazione politica vissuta tra gli anni 70 e 80. Con l’arrivo del Nuovo Millennio si prova un nuovo disperato tentativo di rilanciarla: nel 2001 viene trasformata in Compagnia Trasporti Pubblici di Napoli sempre al 50% tra Comune e Provincia di Napoli, più la partecipazione di alcune società locali.
Il colore dei mezzi passa da un vangoghiano arancione a un più disneyano blu. Ma si tratta di un mero cambio di tonalità, che nascondeva gravi problemi.
Nel 2008 diventa socio unico la ex Provincia di Napoli, mentre appena l’anno seguente cede le proprie quote in favore della Vesuviana Mobilità all’EAV bus.
Diventata sempre più un fardello insostenibile per le casse pubbliche degli enti locali, dal 2015 la proprietà è passata alla Città metropolitana di Napoli, che ha previsto la fusione di Ctp con l’ANM, azienda di proprietà del comune di Napoli.
Il matrimonio dura solo qualche anno: il 28 gennaio 2022 l’amministrazione metropolitana ha avviato le procedure di risoluzione del contratto di servizio stipulato con CTP per inadempimento, con la riassegnazione dei servizi suburbani su gomma saranno riassegnati ad EAV o AIR.
Il 14 aprile 2022 cala definitivamente il sipario sulla CTP: il Tribunale di Napoli ne ha dichiarato il fallimento.
Il resto è storia. Fatta di tanti ricordi che a distanza di anni ci riportano a sgangherati viaggi verso la scuola, l’università, gli amici, il lavoro, la nostra dolce metà. E forse, eravamo felici e non lo sapevamo…
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